giovedì 7 maggio 2009

mac-che domanda stupida



io, che passo la vita davanti a questo schermo, ho chiesto ad un nuotatore professionista, plurimedagliato alle olimpiadi, come faccia a trovare le motivazioni per allenarsi 6 ore al giorno.

martedì 3 marzo 2009

glory days



tutte le pubblicità che mi piacciono hanno almeno 10 anni.
il mio cantante preferito ha appena pubblicato un album, ma ha scritto il suo capolavoro più di 30 anni fa e tutti si ricordano di quel suo concerto del 1985.
gli ultimi mondiali che ho vinto "veramente" erano quelli dell'82.
ho fatto il viaggio più bello della mia vita quando il 2000 era ancora un'ipotesi.
non guardo il mondo con occhi diversi da troppo tempo.
a volte rido fino alle lacrime, ma mai come succedeva sui banchi di scuola.
e la musica che mi piace ballare era già vecchia "ai miei tempi".

I hope when I get old I don't sit around thinking about it
but I probably will
Yeah, just sitting back trying to recapture
a little of the glory of, well time slips away
and leaves you with nothing mister but
boring stories of glory days.

lunedì 29 dicembre 2008

parenti troppo stretti



«non avevo scelta vostro onore, ho dovuto farlo.
erano tutti lì, riuniti in una stanza.
mi è sembrata un'occasione unica.
del resto, se non l'avessi fatto io, si sarebbero ammazzati da soli strafogandosi di panettoni e spumante.
più loro continuavano a lanciarsi coltellate col sorriso sulle labbra, più io mi convincevo che era la soluzione giusta, l'unica opzione possibile.

certo, non poso dire che tutto questo faccia di me una persona onesta.
e so che quello che sto dicendo, signor giudice, non potrà mai cambiare le cose.
ma è solo per farle capire che le stronzate che le ha detto il mio avvocato non significano niente, non ero ubriaco e non è stato un incidente.

ma io non sono come quelle star di hollywood intervistate su vanity fair che rifarebbero sempre tutto e non hanno mai rimorsi per le scelte fatte.
forse avrei dovuto salvare la bisnonna o la vecchia zia, che sarebbero rimaste volentieri a casa davanti al televisore.
magari avrei potuto aspettare un altro anno, nella speranza che cambiasse qualcosa.
ma, vede, il fatto è che, con il passare del tempo, la situazione è diventata sempre più difficile.
i parenti si moltiplicano, le tensioni si amplificano, i sorrisi si allargano, il mangiare ci devasta e rifiuti di cibo e regali natalizi diventano sempre più difficili da smaltire.
ecco perché quest'anno ho pensato: "adesso basta".

l'avrei fatto da bambino, meglio tardi che mai.

le chiedo quindi una sentenza proporzionata a ciò che ho commesso.
non abbia indulgenza, vostro onore, non si faccia condizionare da questi intellettuali che dalle loro prestigiose colonne scrivono che la colpa non è mia ma della società malata in cui viviamo, e nemmeno da questi pacchi di lettere che ricevo, da tutte queste persone che mi scrivono che se solo avessero potuto lo avrebbero fatto anche loro, che sono un eroe moderno, eccetera.

mi condanni a venti, trent'anni o anche all'ergastolo -se veramente lo merito- perché sappia che tanto, lì fuori, non ci sarà più nessun parente ad aspettarmi.»

giovedì 30 ottobre 2008

le gioie del corpo 2



cercare disperatamente un autogrill.
entrare al cesso, facendosi largo senza troppi complimenti, tra orde di pensionati tedeschi in gita.
raggiungere il gabinetto pregustando già lo schizzo.

pisciare con forza e cattiveria, in preda a spasmi incontrollati, percependo il dilatarsi di ogni singolo istante di quello che, tecnicamente, è un vero e proprio orgasmo.

sentire
pian piano affievolirsi quello splendido scroscio fragoroso che esprime tutta la nostra virilità. poi, uscire dal cesso con l'espressione ebete che abbiamo noi maschietti dopo avere goduto e sentire il tempo ritornare a scorrere normalmente.

una bella pisciata non ha prezzo.
per tutto il resto c'è la carta igienica.

martedì 30 settembre 2008

stra-ordinary life



la prima a sospettare qualcosa è stata la maestra di mia figlia.
mi ha liquidato con un tenero: "adesso facciamo andare il papà, che avrà sicuramente da lavorare", ma voleva dire: "a me non mi freghi, bello".

effettivamente il mio comportamento ha dato un po' nell'occhio, ultimamente.
qui tutti mollano i bambini al volo, li catapultano letteralmente giù dai loro suv in doppia fila e li salutano da dietro i vetri oscurati, mentre probabilmente parlano già con l'ufficio o pianificano riunioni con i clienti.

io, invece, ho preso l'abitudine di camminare un po' con lei, mano nella mano, fino davanti a scuola. e di accompagnarla su, al primo piano, dove c'è la sua classe.
so già che tra qualche anno vorrà essere lasciata il più lontano possibile e arrivare a scuola senza il papà. diciamo che, per adesso, ho deciso di approfittare della sua disponibilità. al punto che temo risulti evidente come io la mattina non abbia alcuna fretta di andare via da questa scuola.

vivo una specie di caos calmo, mentre gli altri genitori sembrano ancora tarantolati dalla febbre del rientro e, dopo una lunga estate, tornano alla loro regular season 9 to 5.

anche per me una volta era così.

la mia vita era scandita dagli orari del mio ufficio, un edificio immenso, capace di inghiottire fiumi di badge che timbrano e stimbrano, un luogo da raggiungere come un pellegrinaggio quotidiano in cui il più difficile dei lavori non è lavorare ma recarsi al lavoro.
un traguardo da tagliare ogni mattina, l'ingresso in azienda, un non-luogo in cui restare a scaricare barili fino al sacro momento dell'orario di uscita, vero e proprio big-bang "del resto delle nostre vite": si torna dalle famiglie, si va in palestra, si fa la spesa, si bruciano stipendi nei modi più strani.

solo che adesso il mio ufficio non c'è più.

all'inizio non mi sono preoccupato.
ho pensato che, dopo un po', sarebbe tornato.
capita a tutti di passare dei momenti difficili e di non esserci più con la testa.
lui, in quanto ufficio, non c'era più e basta.

i primi giorni sono stati un vero spasso.
mare caldo di fine estate, spiaggia deserta, gazza zeppa di calciomercato.

poi tornavo a prendere la bambina a scuola, a fare la spesa, a pisciare il cane, come se niente fosse.
anche se il sapore del sale sulla pelle mi ricordava la mia infedeltà quotidiana.
perché il vero problema di questa doppia vita è che non posso dire in famiglia che il mio ufficio non c'è più.
troppe domande, troppe richieste di spiegazioni, con il rischio concreto di rovesciare i precari equilibri su cui è basata tutta la fisica del nostro microcosmo.

idem con gli amici. nessuno capirebbe veramente, nessuno.
e scatterebbero subito invidie e gelosie: "e com'è che ti arriva ancora l'accredito dello stipendio a fine mese?"
"bho, non lo so, mi arriva e basta".
naaah, ci ho pensato e ripensato, non mi crederebbe nessuno.
anche i vicini, figurati cosa potrebbero pensare.
meglio la clandestinità.

così la mattina metto giacca e cravatta, dico buongiorno e buonasera e fingo un minimo di urgenza. ma già sulle scale di casa mi ritrovo a canticchiare le canzoni dei cartoni animati con mia figlia.
lei è l'unica che non mi fa domande. l'unica veramente spensierata come me. a lei vorrei dirlo: potrebbe essere fantastico passare le giornate insieme ai giardinetti o al cinema o a mangiare schifezze da mc donald's e cazzeggiare in giro. ma temo che non sarebbe molto educativo, quindi la porto a scuola.

poi passo in ufficio, vedo che l'ufficio non c'è (controllo ogni mattina, perché non si sa mai), e la mia giornata ha inizio.

come tutti, cerco di scappare dal traffico.
mentre gli altri si spingono verso il centro, io vado fuori città, in cerca di centri commerciali, i miei più grandi alleati, posti ideali nei quali mischiarsi tra la folla e scomparire.

certo, corro il rischio concreto di incontrare qualcuno dato che, oggi come oggi, pare che la gente esca di casa solo per andare per centri commerciali (quando ho voglia di incontrare vecchi compagni di classe, sfatti e con prole, di solito vado lì). ma, in caso di incontri ravvicinati, posso sempre raccontare che mi trovo lì per lavoro: per controllare un display, un layout, un merchandiser, un positioning o che cazzo (a volte penso che già che son qui potrei pure portarmi avanti e fare la spesa, ma credo che con il carrello pieno desterei più di un sospetto -- sulla storia che sto lavorando).

e poi la mattina sti posti sono pieni di gnocca, digiamolo.
gnocca che ha appena portato i figli a scuola, che deve andarli a riprendere, che i marmocchi ce li ha sul carrello e che deve anche pensare a come sfamare il marito la sera. ma pur sempre gnocca.

oppure, se di donne non ne voglio vedere manco mezza, faccio un salto da mediaworld dove, insieme ad altri maniaci, posso studiarmi tutti i cellulari, sentire le voci del tom tom, rintronarmi con gli home theatre, diquisire sulle fondamentali differenze tra hd ready e full hd, giocare a ps3 o cercare la password per uscire dal salvaschermo dei pochi mac in esposizione.

insomma, questi sono veri e propri cimiteri del tempo perso. mausolei del "non ho nulla da fare, dunque vengo qui". patiboli sui quali condurre le ore che mi dividono dal rientro a casa e fucilarle una dietro l'altra, senza alcuna pietà. sempre divertendomi come un matto (mai definizione fu più esatta), s'intende.

perché io da decathlon mi sento come un bimbo a gardaland: mi aggiro tra quei corridoi un po' scarni (com'è nello stile del marchio) e mi immagino distrutto al traguardo di una maratona, 20 mt sott'acqua inseguito da uno squalo, serve and volley di seconda palla, perfetto tee-shot "in bandiera" e mille altri sport che vorrei praticare (se solo ne avessi il tempo, ah ah).

da castorama, poi, mi viene voglia di smontare casa, laminare il parquet, ripulire la facciata, demolire la parete della cucina e fare tutto un open-space.

di solito esco di lì morto di stanchezza, giusto in tempo per la pausa pranzo. e qui ho solo l'imbarazzo della scelta: cinese, giapponese, panino giusto, happy meal con pupazzetto, spizzico, ciao, autogrill. e per una volta voglio anche il menù con dolcetto e il biglietto della lotteria (che sono stufo di dirti ogni giorno no), perché un po' di milioni mi servirebbero per cambiare vita e smettere di lavorare.

lunedì 15 settembre 2008

pensieri superficiali



devi solo seguire questa riga nera.

all'inizio può essere stancante e snervante, ma una volta fatta l'abitudine non riuscirai a smettere di farlo. il segreto sta nel seguire la riga nera senza farsi domande, senza porsi obiettivi, senza darsi dei limiti: in pratica, senza pensare.

devi solo seguire la riga nera e andare avanti.
anzi, avanti e indietro.
e contare.
scandire il numero delle vasche percorse, ripetendone mentalmente il numero, come un mantra che ti scava nella testa.

tenere ossessivamente il ritmo e, ad ogni bracciata, tornare a mettere la bocca fuori dall'acqua, restare in questo ambiente ostile solo per i pochi istanti necessari a riempire i polmoni di ossigeno, e poi riaffondare la testa sotto la superficie e puntare nuovamente lo sguardo giù verso la linea nera. con in mente le brevi istantanee catturate above the line: l'azzurro scintillante del cielo, la pubblicità di un elettrauto, un bimbo con i braccioli sul trampolino, le tribune sempre vuote quando nuoto io, il tipo che dovrebbe salvarmi se dovessi annegare, un aereo che lascia la scia, la tipa da cui vorrei essere salvato, balene spiaggiate ed altre che fanno acquagym, occhi che ti scrutano ammirati, altri occhi che ti compatiscono e poi ritornano dietro un buon libro...

mille immagini che scorrono parallele ai pensieri che diventano, all'aumentare dei metri percorsi, sempre più affollati. una questione di soldi che non ti tiene tranquillo cede il posto ad un ricordo di quando eri bambino, ripensi ad un libro che non avevi capito, ti vengono in mente tutte le risposte che non hai dato nei momenti giusti, metti a posto altri pezzi del mosaico, voli con la fantasia così come la tua pancia vola su questa riga nera.

ma guardi anche in faccia la realtà: moccico, peli, e altri resti umani fluttuano rivelando la vera essenza di questa acqua cristallina, bei culi distesi al sole appaiono enormi, mentre ti danzano davanti, fisici da macho man si muovono lenti e senza grazia prendendo a calci e pugni l'acqua che, invece, ha solo bisogno di essere accarezzata e assecondata (come tutti noi, del resto).

e quando la riga nera finisce in una specie di T, basta soffiare forte con il naso, fare una veloce capriola, restare abbagliati per un attimo dal sole o percepire la presenza di un neon ammalato, e poi spingere con forza i piedi sulla parete della vasca per ritrovare, nuovamente, la linea nera da seguire.

se anche la vita fosse così facile, se solo bastasse seguire una linea guida.
o forse è proprio questo: nuotiamo nella nostra corsia, credendo di stare in mare aperto.

venerdì 12 settembre 2008

domande difficili



chicca
(grattandosi un ponfo): "papà, perché le zanzare pungono?"
mac: "perché è nella loro natura: per vivere, devono pungerci."
chicca: "quindi sono cattive."
mac: "no, non sono affatto cattive.
è che non hanno alternative: se vogliono vivere, devono pungerci.
però stai tranquilla: vedi come piove? adesso l'estate finisce e loro spariranno..."
chicca (allarmata): "moriranno tutte?"
mac (rassicurante): "nooooo, solo andranno in un posto in cui adesso arriva l'estate..."
chicca (dubbiosa): "ah... e perché non ci andiamo pure noi?"

mercoledì 9 luglio 2008

jingle belli



mac mutizza l'autoradio quando il vocione inizia a parlare di forniture energetiche legate a fonti rinnovabili ed ecosostenibili. poi piazza una telefonata ad invisible ink, pregustando un lungo aggiornamento di cazzi reciproci gentilmente offerto dalla retention vodafone.
quello invece, come al solito in fuga, lo ciampa con la scusa che è in moto.
il volume torna a palla giusto in tempo per sentire whislist dei pearl jam, versione live. finisce eddie wedder, riparte il vocione.
roba da non crederci, adesso sta parlando delle ricola. delle caramelle ricola.
questa dovrebbe essere una specie di emittente comunista, di quelle che non fanno pubblicità (ed è già curioso pensare che si fosse sintonizzato solo per quello).
invece c'è sto tipo che, dopo il pippone sulle fonti di energia rinnovabili, si mette a raccontare tutti i particolari della raccolta delle foglie di salcazzo con cui si producono le ricola.
e allora, sarebbe questa la comunicazione new-age? ma non era meglio un bombardamento tipo gran soleil il nettare degli dei?

quand'è che anche in pubblicità torneranno gli anni 80?
come si fa a non rimpiangere roba tipo i cinque cereali di kinder colazione più, tu-tu-tu-tubiamo, l'aranciata della prima volta e tutto quel mondo dal cuore di panna?
senza scomodare always coca-cola, il jingle più bello della storia.

domenica 6 luglio 2008

pagherete caro, pagherete tutto



di corsa verso fontanarossa, mac non vuole perdere l'occasione di immortalare il key visual della campagna della più importante catena locale della GD/DO.

una donna, terrorizzata, sta per essere travolta da un tir che, metaforicamente, rappresenta il caro vita (e, per chi non capisse la metafora, ecco la scritta "caro vita" sul camion).
una mano gigante (con sopra il logo dell'operazione commerciale) lo stoppa, costringendolo ad inchiodare: la massaia è salva.

l'iperbole è chiara ed efficace, ma guardate che cura nei dettagli: la signoruzza attraversa disciplinatamente sulle strisce (il fottuto guidatore del caro vita è un vero killer), le "buste della spesa" sono correttamente lasciate anonime (fossero state despar, non si sarebbe spiegato il rischio di essere travolti dai prezzi), a bordo strada un albero e un cartellone ricordano il logo aziendale e riempiono quelli gli spazi che uomini del marketing hanno giudicato "troppo bianchi".
l'atmosfera surreale è rafforzata dall'iconografia tipica delle clip art di power point (geniale, ci si potrebbe realizzare l'identity dei prossimi mtv music awards).

la sfrenata creatività della parte grafica è giustamente controbilanciata dalla razionalità dell'headline:
despar ("scritto" con il logo) ti dà una mano a bloccare il caro vita (per rafforzare gli insight del consumatore e "spiegare" il visual, altrimenti troppo criptico)
la qualità despar a prezzi bloccati per tutto il 2008 (quando si parla di prezzi bassi "qualità" va sottolineato sempre, avete preso nota?)

sotto il doppio 6x3, da segnalare la mega insegna di zu maru.
dai f.lli de luca il pesce è freschissimo ma col cazzo che risparmi, al momento di pagare ti travolgono con tutto il motopeschereccio.

PS
certo: "take away cooked fish" (di zu maru) meriterebbe, da solo, una riflessione.

giovedì 3 luglio 2008

badabum din din



giovane rapper cerca lussuoso attico zona pagano/fiera.
al momento vive ancora sotto sfratto in casa di ringhiera alla barona.
ma, con questo disco, dovrebbe avere svoltato.

mercoledì 25 giugno 2008

fan-culo



sulla golf nera di turi c'erano mac, paolone e curry.
il programma prevedeva la partenza serale dal casello di catania san gregorio, un'unica tirata notturna fino a roma, un giretto in centro la mattina dello spettacolo e poi il trasferimento al flaminio per fare la coda all'ingresso e tentare di accaparrare dei posti nelle prime file per 4 ore tiratissime di concerto.
perché springsteen non si risparmia mai, e non ti manda a casa se non sei tu a dire basta.
e, anche se quella volta non c'era la e-street, il momento in cui non ce la fai più arriva, specie se sai di doverti sparare di notte, per la seconda notte di fila, gli 800 km che ti dividono da casa.

insomma, una vita di sacrifici per gridare broooooooce sotto il palco.
a parte 1985 e 1988 (troppo sbarbato) mac ha sempre fatto tutto ciò che andava fatto per procurarsi i biglietti e, magari, favorire altri fan.
perché se ti servono 2 biglietti e puoi prenderne 4 sai che ci sarà sempre un blood brother a cui rivendere il ticket a prezzo di costo.
e sperare che un giorno lo stesso culo capiti anche a te.
questo è accaduto regolarmente per il tour 1997 (napoli acustico, pochissime disponibilità), reunion 1999 (2 date al filaforum e stadio marassi di genova), san siro 2003, seeger session band 2006 (una data al forum e una all'arena di verona) e, più recentemente, per la data dello scorso novembre 2007 al forum di assago con regolare biglietto "in più" venduto face value ad un tipo di pescara (dove sei adesso amico, eh?).
quindi, per la storia del karma, mac si sarebbe aspettato che una giovane e disponibile signorina sarebbe andato a cercarlo fino a casa e, scoperto che era rimasto senza biglietto per san siro 2008, gli avrebbe offerto, a prezzo modico, una prima fila più sufflone.

invece, senza il prezioso tagliando (per il sufflone vediamo), mac stasera se ne starà al mare, in vacanza, a 1200 km da san siro.
e, da questa fresca terrazza, crede sia arrivato il momento di dire le cose come stanno ai fratelli con cui in tutti questi anni ha condiviso nottate davanti ai botteghini, code ai cancelli, messaggi su internet, km sulle strade, sudore sotto al palco:

siete patetici con le vostre magliettine stinte del the river tour,
siete vecchi con i vostri racconti "c'ero anch'io" a san siro nel 1985,
dovreste vedervi quando vendereste le vostre madri pur di entrare nel pit,
fate pena quando uscite dal concerto con i vostri bambini insonnacchiati,
avete rotto il cazzo con i vostri urletti isterici sulle prime note per fare capire che avete riconosciuto il pezzo già dal primo accordo,
e il modo insopportabile con il quale gridate a chi vi sta accanto "oddio, non la faceva da oslo 1997!",
e quell'aria da pretini con la quale zittite quelli che cantano le parti che non vanno cantate ma ascoltate in religioso silenzio.
a voi 40/50enni che avete dormito in auto per comprare i biglietti, padri di famiglia che avete inventato scuse per uscire prima dall'ufficio il pomeriggio del concerto, a tutti voi,
un cordiale affanculo.

mercoledì 11 giugno 2008

non fatelo a casa



la vecchia kenwood non digeriva bene i cd mp3.

allora mac l'ha sostituita con un'autoradio cinese presa al centro commerciale.
cioè, la marca sul frontalino sarebbe italiana, ma l'apparecchio è chiaramente made in PRC.
lo si capisce dal design post-socialista, dalla disposizione casuale dei tasti e, soprattutto, dalla assurda struttura dei menù che ne rende l'utilizzo semplice e intuitivo come il quadro comandi di un boeing 747.
in compenso il dispositivo è pieno di fessure nelle quali è possibile inserire di tutto: cd e dvd, schede sd, chiavette usb e, probabilmente, qualche altro buco su cui bisognerebbe indagare meglio.

ma la vera rivoluzione è che sul display è possibile vedere film.
o qualsiasi altro video in formato dvix.
un vero e proprio drive-in, solo in movimento e con uno schermo piccolissimo.
così la smart è diventata un multisala a 2 posti.

la cosa straordinaria è che su un 3" molti film ne guadagnano: ridurre all'osso la parte visiva ti permette di concentrarti sui dialoghi (woody allen meglio di terminator 3, se volete provare), di sognare sulle musiche, di apprezzare maggiormente l'intreccio della storia, costretto come sei a decodificare il tutto sulla base di piccoli dettagli.
e ti permette, ad esempio, di sentenziare con certezza che "non è un paese per vecchi" è una cagata assoluta, senza tema di smentita e pippe sulla fotografia bla bla bla.

inoltre "l'effetto video" garantisce zero stress in coda, velocità di punta più basse, meno sprint nel misto. che poi la macchina (come del resto l'aereo), ti rende indulgente e ti fa apprezzare anche filmetti e serie altrimenti inguardabili, dato che l'obiettivo principale rimane solo quello di resuscitare i tempi morti.

il massimo è videoregistrare e scaricare su usb, per sentirsi in pantofole mentre si guida guardando report, santoro o ballarò.
ma se amate addormentarvi con bruno vespa, beh, allora continua ad essere preferibile farlo sul divano.

mercoledì 4 giugno 2008

se son d'umore nero allora scrivo



godo molto di più nell'ubriacarmi,
oppure a masturbarmi, o al limite a scopare.

se son d'umore nero allora scrivo
frugando dentro alle nostre miserie.
di solito ho da fare cose più serie,
costruir su macerie, o mantenermi vivo.

lunedì 19 maggio 2008

baiocchi



stranamente, in una giornata di grandi emozioni, mac è riuscito a rimanere più distaccato del solito.
forse la colpa è dello sguardo attonito con il quale chicca e spilla scrutano le sue assurde reazioni durante i 90 minuti. oppure è l'effetto delle massicce dosi di calcio assunte nel corso degli anni a renderlo ormai meno sensibile.

fatto sta che il tipo è riuscito a tenere tutto abbastanza sotto controllo. sotto di un gol, ha capito subito che quella situazione, paradossalmente, sarebbe servita a mettere il catania con le spalle al muro: condannato a segnare o retrocedere.
ma, soprattutto, avrebbe obbligato l'inter a chiudere la propria partita il prima possibile per vincere finalmente sto cazzo di scudetto che non se ne poteva più.
e, quando da parma è arrivata la notizia del 2-0, mac ha avuto la certezza che la roma avrebbe mollato e il pareggio sarebbe arrivato.
intendiamoci, il catania lo avrebbe meritato comunque ma, si sa, nel calcio spesso questo non basta.
così 25000 persone sugli spalti e 200 tra addetti ed altri energumeni infiltrati a bordo campo hanno reso chiaro alle signorine in maglia giallorossa che l'ora del biscotto era arrivata.
gnam gnam.

martedì 29 aprile 2008

yes, week-end



si può fare.
resoconto di un weekend speciale a padova, concluso con la torta più buona mai mangiata (grazie a lorè e berg).

concludere la prima maratona è un'esperienza che non si può spiegare.
questo non è uno sport: è mettersi davanti ad un particolarissimo specchio per scoprire se stessi.

significa guardare in faccia le proprie debolezze, scoprire tutti i propri difetti, stupirsi delle proprie capacità, imporsi una disciplina, inventarsi qualcosa per superare le difficoltà, conoscere i propri limiti e provare ad accettarli.
ma è anche delirio di onnipotenza, viaggio in un territorio inesplorato, distacco dalla quotidianità, emozione nel vedere un ragazzo spingere una carrozzella per 42km, guardare in soggettiva due ali di folla che applaudono, credere di morire ma lo stesso andare avanti, ridere insieme a gente sconosciuta, buttare nel cesso mesi di allenamento per uno stupido imprevisto, cercare le proprie motivazioni come un portafogli smarrito, sentirsi eroi e coglioni allo stesso tempo, fare ricorso ad energie insospettate, piangere di gioia negli ultimi 195 metri, scoprire i poteri taumaturgici della parola "arrivo".
insomma, mac si è trovato dentro un incubo, il peggiore incubo, ed è riuscito a venirne fuori con le proprie forze, senza forze.
una fatica immensa, che alla fine è durata più di cinque ore, ma che, incredibilmente, è passata subito.

e già vacilla la convinzione di non farlo mai più.
ma viene voglia, semmai, di provare a spostare l'asticella un po' più in alto.

giovedì 24 aprile 2008

previsioni del tempo



oggi mac ha corso il suo ultimo allenamento prima della maratona di padova.
le sensazioni solo quelle giuste: si sente grasso, stanco, demotivato e di pessimo umore. situazione ideale per spararsi 42 km e 195 metri sotto il sole: in pratica, un vero suicidio.

ai suoi ritmi, dovrebbe riuscire a chiudere la gara entro le 4 ore e mezza.
ovviamente il ragazzo non ha alcuna ambizione cronometrica, solo quella di concludere senza l'intervento del 118.
però, come tutti quelli che corrono, ha iniziato a perdersi in tempi, andature e complicati calcoli spazio/temporali.

per fortuna sulla canotta da gara ha fatto stampare una trinacria.
sarà più facile correre con 3 gambe.

mercoledì 16 aprile 2008

avanti veloce



se fossi tuo padre ti direi che oggi, vestita così, non vai da nessuna parte.
se fossi tuo padre col cazzo che ti farei vedere "amici", stasera c'è la champions league.
se fossi tuo padre ti comprerei il motorino per dei motivi troppo lunghi da spiegare, ma non sarei per niente tranquillo.
se fossi tuo padre direi alla tua amica "mi ricordo quando vi tenevo in braccio".
se fossi tuo padre penserei che a volte ti vergogni un po' di me.
se fossi tuo padre ti accompagnerei fino davanti a scuola e guarderei male quei coglioni dei tuoi compagni tutti phonati.
se fossi tuo padre farei finta di non leggere le scritte sul tuo eastpack.
se fossi tuo padre avrei paura che adesso sei tu quella che racconta le storie.
se fossi tuo padre mi immaginerei come sarebbe stata la tua vita in un'altra città.
se fossi tuo padre ti manderei a cagare appena dici che sabato dormi da una tua amica (rido già adesso).
se fossi tuo padre avrei terrore di sentirmi raccontare un segreto.
se fossi tuo padre ti vieterei delle cose, facendotele -purtroppo- desiderare immensamente.
se fossi tuo padre saprei che alla tua età si può rischiare la vita per una scommessa.
se fossi tuo padre controllerei con attenzione il tuo libretto delle giustificazioni.
se fossi tuo padre proverei ad ascoltare la tua musica, ma canterei altro sotto la doccia.
se fossi tuo padre osserverei come, ogni giorno, esci ad esplorare il mondo.
se fossi tuo padre andrei a sentire cosa mi dicono i professori e farei la solita faccia di circostanza.
se fossi tuo padre saprei come i tuoi amici brufolosi si ammazzano di seghe.
se fossi tuo padre entrerei in bagno dopo di te e mi accorgerei che hai fumato.
se fossi tuo padre penserei che ti sei tinta i capelli di blu perché mi odi.
se fossi tuo padre non ti vorrei troppo precisina.
se fossi tuo padre mi sentirei molto ma molto più furbo di te.
se fossi tuo padre piangerei in silenzio vedendo che non sei felice.
se fossi tuo padre saprei che non potrei fare niente, solo aspettare che passa.
se fossi tuo padre sarei troppo impegnato a leccare il culo ai miei clienti.
se fossi tuo padre proverei a spiegarti che il dolore non è poi così brutto, quando è passato.
se fossi tuo padre ti vedrei muoverti in branco, mimetizzata tra i tuoi simili.
se fossi tuo padre ti direi "io alla tua età...", ma non te la racconterei proprio tutta.
se fossi tuo padre chissà quale sarebbe stata l'ultima volta in cui ho fatto una pazzia.
se fossi tuo padre non vedrei dei problemi, per te giganteschi.
se fossi tuo padre ti farei sentire una canzone che dice "solo quando la ferita brucia, la tua pelle si farà".
se fossi tuo padre, messo alle strette, ti direi "chiedilo a tua madre".
se fossi tuo padre magari sarei schiacciato da una esistenza troppo ordinaria.
se fossi tuo padre ti giuro che non perderei nemmeno una tua gara (sempre che, allo stesso orario, non giochi il catania)
se fossi tuo padre sarei orgoglioso di vederti vincere.
se fossi tuo padre troverei il modo di farti sorridere tutte le volte in cui, invece, perderai (perché saranno tantissime).
se fossi tuo padre starei attento a quello che mangi.
se fossi tuo padre vorrei essere più bello degli altri papà.
se fossi tuo padre ti chiederei di insegnarmi tu qualcosa.
se fossi tuo padre vorrei leggere tutti i messaggi sul tuo telefonino anche se NN L KAP1R31.
se fossi tuo padre quel rincoglionito con il booster ci penserebbe due volte prima di passare sotto casa.
se fossi tuo padre dovrei decidere se mandarti a londra a studiare "le lingue".
se fossi tuo padre ti vedrei sempre bambina, come sei adesso.

se fossi tuo padre mi piacerebbe esserci sempre.
ma se per caso non ci sarò, sappi che questo era quello che volevo fare.

domenica 13 aprile 2008

proiezioni elettorali



sta per nascere un nuovo mostro.

giovedì 10 aprile 2008

aree in comune



giocano insieme in zone dedicate, mentre i padroni socializzano.
appena liberi inziano a rincorrersi, saltare e a fare tutto ciò che a casa gli è proibito.
camminano a quattropiedi, scavano la terra e si sporcano da bestia.
tutti insieme fanno un casino incomprensibile, ma tra loro si capiscono anche se sono di razze diverse.
pisciano all'aria aperta e bevono alla fontanella, bagnandosi tutti.

poi, quando è il momento di tornare a casa, vengono richiamati a gran voce.
solo che i cani ubbidiscono, i bambini no.

sabato 29 marzo 2008

il mestiere più antico del mondo



all'inizio è difficile abituarsi all'idea che i clienti non si possano scegliere.
vorresti solo quelli giovani e fighi, i più "trasgressivi".
invece, ti tocca andare con chi capita e fare anche finta che ti piaccia.

poi, con il tempo ti abitui a tutto, e capisci che i clienti che possono davvero arricchirti sono i più grassi ed anziani: pronti a pagarti uno sproposito per un lavoretto che potrebbero benissimo farsi fare dalla segretaria o dall'ultima delle stagiste. ma sono fatti così: tremendamente noiosi, non apprezzano le tue fantasie e mortificano tutti i tentativi di rendere più "piccante" questo mestiere. niente di strano che ti paghino per farsi da soli delle cose che hanno già in mente, ché in pratica tu devi solo stare a guardare e farli godere dicendo le parole giuste al momento giusto.

sono i trucchi del mestiere, che si imparano solo dopo tanti anni di esperienza.
ma, più tempo passi sul marciapiede, più ti ritrovi a rimpiangere l'entusiasmo, la spensieratezza, l'energia, la voglia di fare degli inizi.
perché sai che quella verginità non ritornerà più.

ma che male, le prime volte, ad andare con quelli con il logo troppo grosso.